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Dietro le quinte di una content creator: Vanessa

Vanessa Venturi, una giovane ragazza di Cesena, lavora sul web da diverso tempo. Lei stessa si definisce una “content creator” e lavorare nell’ambito dei social media è sempre stato il suo sogno. In questa intervista si è resa disponibile a raccontarci la sua storia, i motivi che l’hanno spinta a intraprendere questa strada e soprattutto i meccanismi dietro questo tipo di lavoro oggi tanto discusso. Su instagram la trovate come @anevgrung.

  • Chi sei e di cosa ti occupi sui social?

Oggi molti mi definirebbero una “influencer” ma preferisco essere chiamata “content creator”. Credo ci sia una grande differenza tra i due termini: nel nostro piccolo tutti siamo in grado di “influenzare” le persone attorno a noi, volontariamente o meno, e non è questo il mio obiettivo principale. Creare contenuti digitali richiede invece tanta dedizione e creatività, tanti settori a cui fare riferimento ed è un lavoro spesso molto sottovalutato. 

Sono sempre stata appassionata di fotografia e fin da piccola ho sempre letto tantissime riviste di moda, sviluppando così un forte interesse per la creazione di immaginari e stili. La fotografia è fantastica se utilizzata per raccontare una storia, e questo stesso meccanismo di story-telling si applica anche durante la pubblicizzazione di un prodotto, non sempre in maniera semplice. Elementi come il setting, le luci o i colori sono fondamentali per il tipo di messaggio che si vuole comunicare, e contribuiscono a creare una storia che deve risultare adatta e funzionale per il brand. In genere il PR del prodotto (colui che si occupa di public relations, ovvero eventi, testate editoriali, pubblicità ecc…) dà delle direttive sulla modalità di pubblicizzazione e creazione della foto, anche se preferisco riceverne il meno possibile in modo da esternare al meglio la mia creatività. 

L’opinione riguardo questo tipo di lavoro cambia in base al paese: In Italia, rispetto all’Inghilterra o agli USA, il digital marketing è molto piccolo e poco professionale, i “micro influencer” (meno di 50 mila followers) non vengono nemmeno considerati, che quindi non hanno l’opportunità di fare questo tipo di lavoro full time. Quando lavoravo a Londra invece avevo tantissimi contatti PR e riuscivo tutti i giorni a preparare contenuti. Ho notato che gli italiani hanno una concezione molto diversa di Instagram e sto facendo molta fatica a trovare un nuovo pubblico, che al momento è soprattutto inglese. 

  • Come ti sei inserita in questo ambiente?

Quando mi sono trasferita a Londra non avevo alcun tipo di esperienza lavorativa, e ho iniziato facendo qualche lavoretto in bar e ristoranti. Dato che mi piaceva fotografare ho deciso di aprire un blog, a cui dedicavo il mio tempo libero. La mia piattaforma di riferimento prima di Instagram è stata Lookbook, in cui postavo generalmente foto di outfit, ma non avevo tanto seguito. Nel frattempo sono riuscita a trovare lavoro in un ufficio di un’agenzia di modelli,  in cui ho fatto le prime esperienze nell’ambito della comunicazione (mi occupavo del sito, dell’e-commerce e assistevo il fotografo). Con il tempo il mio profilo di Instagram ha iniziato a crescere e l’anno scorso mi sono ritrovata le prime proposte di collaborazione. 

Oggi mi contattano molto più frequentemente e sono molto contenta di essere riuscita a raggiungere questo traguardo. 

  • Ho notato che col tempo il tuo profilo è cambiato molto, le tematiche su cui stai lavorando riguardano molto l’auto-accettazione e la consapevolezza della propria identità… cosa vuoi trasmettere al tuo pubblico?

Nel marketing rinfrescare il proprio profilo è una scelta giusta, il cambiamento è necessario per evitare di risultare monotoni e noiosi. Guardando il mio profilo è evidente che col tempo sono cresciuta e cambiata, sia stilisticamente (ora sto cercando di dare un’impronta più vintage alla mia immagine) che personalmente. Con il tempo mutano interessi e preferenze, e ci si avvicina anche a tematiche che prima non si consideravano importanti o non si aveva il coraggio di affrontare.

Dieci anni fa per me era molto difficile parlare di self love, non avevo la consapevolezza giusta e mi ci è voluto molto tempo per riuscire ad apprezzarmi per quella che sono, perciò ora sento il bisogno di parlarne. Il messaggio che voglio trasmettere è far capire che è possibile amarsi anche se non si è perfetti o non si è arrivati ad essere chi vorremmo. Credo sia molto importante e in passato mi sarebbe piaciuto avere degli esempi che me lo insegnassero.

  • Avevo letto su un tuo post che hai visto il film “The social dilemma”. Qual è il tuo rapporto con i social? Riesci a distanziartene quando ne hai bisogno e a fare in modo che i social non diventino la tua vita, il tuo unico pensiero?

Ci sono momenti in cui è difficile, ma in generale non tengo il cellulare sempre attaccato a me. Instagram rappresenta per me una piattaforma in cui condividere il mio amore per la fotografia e l’editorial, perciò quello che mi importa è far vedere i contenuti digitali a cui lavoro costantemente, non apparire o stare al centro dell’attenzione. Il mio pubblico si interessa principalmente a cosa creo e non alla mia vita privata, mentre il pubblico di chi ha un profilo “life style” (come Chiara Ferragni) è abituato a ricevere costanti aggiornamenti e di conseguenza chi sta dietro al profilo passa molto più tempo sulle piattaforme social.

Per riuscire a farsi conoscere in questo campo è molto utile commentare anche su altre pagine, ma ci vuole comunque tanto tempo. Chi riesce ad avere tanti followers si rivolge solitamente alle agenzie perché le richieste aumentano velocemente. Ovviamente non si è costretti ad accettare tutto, mi capita a volte di declinare gentilmente, soprattutto quando mi arrivano richieste da brand che non mi piacciono o non sono adatti al tipo di profilo a cui lavoro. 

In Inghilterra il sistema di collaborazioni è molto serio e professionale: ogni brand ha una persona che si occupa di contattare le influencer e stanziano sempre dei fondi per questo tipo di pubblicità e sponsorizzazioni. Qui in Italia non è considerato come un vero lavoro e spesso ricevo solo i prodotti ma non vengo pagata. Credo che sia dovuto al fatto che le persone in Italia vedono Instagram solo come un social d’intrattenimento, e manca la giusta retribuzione e attenzione a chi contribuisce nel creare contenuti e a sviluppare interessi, attirando un pubblico vario. Si tratta di un campo che in Italia deve ancora migliorarsi, a differenza dell’America o dell’Inghilterra in cui l’influencer marketing è diventato un mercato immenso. 

  • Come credi si evolverà questo campo? 

Sicuramente con il tempo l’Italia raggiungerà il livello che c’è in America e in Inghilterra, diventando sempre più professionale. Questo tipo di marketing ha permesso di creare reti d’influenza importanti che non si devono sottovalutare: anche noi singoli, nel nostro piccolo, facciamo parte della catena, e i nostri interessi contribuiscono a creare tendenze che influenzeranno a loro volta il lavoro degli influencer più grandi. Bisognerà però anche prestare molta attenzione ed essere abbastanza maturi da rendersi conto quali persone stanno trasmettendo un’influenza positiva e chi no, altrimenti si rischierà di idealizzare chi contribuisce nel creare idee sbagliate, portando solo ignoranza e diseducazione nella propria piattaforma e al proprio seguito. In questi anni è stata dimostrata la grande potenzialità dei social nel comunicare con un numero di persone altissimo in poco tempo, e credo che questa caratteristica si rivelerà sempre più funzionale per i diversi mercati e brand.

  • Ti definisci ottimista ?

Mi piace definirmi più realista e sognatrice, due termini in contrasto. Realista perché guardo la realtà per quello che è e sono consapevole delle possibili difficoltà. Sognatrice perchè secondo me i sogni sono essenziali: nella vita ci possono essere alti e bassi e gli obiettivi, le passioni e i desideri ci aiutano a bilanciare noi stessi e scoprire qualcosa di nuovo su ciò che ci circonda, a evitare che la vita ci sembri solo monotona.

  • Consigli per chi vuole seguire la tua strada? Ovvero per portare la propria passione nei social.

Il primo passo che consiglio è creare un proprio branding, ovvero scegliere temi, colori, font e un logo, in modo da attirare e far capire a una persona che entra sul tuo profilo che tipo sei e di cosa ti occupi. Io sono contentissima quando le persone mi dicono che aprono il mio profilo e vedono un magazine, perché c’è stato tanto lavoro per riuscire a capire come impostarlo. Ciò che attrae deve essere lo stile, l’anima del tuo feed, la tua passione, non tanto il prodotto che sponsorizzi. Deve esserci uno storia che possa rappresentare la tua personalità al meglio, per questo credo sia necessario avere tanta passione per poterlo fare

Anche se le cose possono sembrare semplici, riuscire a fornire una rappresentazione di sé che ti soddisfi e che piaccia allo stesso modo al tuo pubblico richiede una grande attenzione e consapevolezza. Come già detto in precedenza, è importantissimo credere in sé stessi per riuscire in questo campo, ma non bisogna farlo con arroganza, cercando di scavalcare gli altri. La parte migliore è vedere la risposta positiva della gente ai tuoi lavori, persone che si sentono ispirate da quello che fai e che trovano il tempo per seguirti e lasciarti qualche commento positivo. Spesso ci dimentichiamo che dall’altre parte dello schermo ci sono persone reali con una propria vita, coscienza e personalità e lavorare sui social mi ha permesso di creare legami speciali con tanti utenti che mi seguono e mi aiutano molto a rafforzare la mia autostima e il mio impegno.

Grazie a ciò, con il passare degli anni sento di star sviluppando sempre più passione per proseguire questo percorso e soprattutto continuare a sognare per raggiungere obiettivi sempre più grandi. 

Pubblicato da coniungo

Coniungo nasce nel gennaio 2019 da un’idea di Enrico Amadori e Francesca Neri, col semplice scopo di voler condividere storie e idee con il resto del mondo. In un anno è cresciuto molto e si è fatto conoscere, non solo in Italia. Nel suo piccolo si impegna ad unire le persone attraverso le esperienze che ognuno di noi si porta dietro e, nel concreto, è riuscito ad organizzare una raccolta fondi per aiutare una realtà poco conosciuta nel nostro territorio: PK SPID , unico club di nuoto per disabili in tutta la Bosnia-Erzegovina, per i quali è completamente gratuito. Ad un anno di distanza il team di Coniungo si è allargato, ma il progetto non ha perso la sua identità mantenendo l’obiettivo di raccontare realtà del presente e del passato , ponendo al centro la storia, la testimonianza del singolo o di una comunità. La redazione di Coniungo si impegna a dar voce a chi non viene ascoltato o considerato, a far conoscere realtà distanti e poco conosciute, semplicemente ad unire le persone attraverso l’elemento che accomuna tutti noi : l’essere umani.

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